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DIPARTIMENTO DI SCIENZE BIOMEDICHE PER LA SALUTE

Unità di Biometeorologia e Bioclimatologia Medica

E' stato il Prof. Roberto Gualtierotti, ideatore e Fondatore del Centro di Ricerche in Bioclimatologia Medica già sul finire degli anni 60 del secolo scorso ad intuire prima e sviluppare in seguito proficue ricerche focalizzate sui legami tra tempo meteorogico, clima, ecologia e salute umana.
L'Unità di Biometeorologia e Bioclimatologia Medica (UBBM) nasce nel 2002 dall’esperienza pluridecennale del Centro di Ricerche in Bioclimatologia Medica. Attualmente le sue attività, a  prevalente carattere tecnico-scientifico, fanno capo al Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell'Università degli Studi di Milano.

L'Unità è impostata su una base ampiamente interdisciplinare e vi convergono attività di tipo tecnico scientifico e biomediche che consentono di verificare le strette relazioni tra le variazioni meteorologiche e climatiche (climatologia descrittiva e climatologia dinamica) e le diverse patologie umane.
Si fa riferimento tra l'altro, ai campi della neuropsicoimmunoendocrinologia (PNEI), alle malattie artroreumatiche, alle affezioni dell’apparato respiratorio, alle malattie a carico dell’apparato cardiovascolare ed a quelle del sistema dermatologico ed immunologico. Non ultime, le problematiche in ambito geriatrico con la loro sequela di patologie cronico-degenerative.
Un deficit nella capacità di adattamento dell’organismo umano, dovuto a varie cause ambientali esterne, può portare, infatti, a vere e proprie sindromi meteoroclimatopatiche e/o di origine ambientale (diversi inquinanti come polveri sottili e altre specie inquinanti di origine antropica).
Numerose sono state le Scuole di farmacologia, in particolare quelle israeliane e svizzere, che hanno indagato su differenti meccanismi d’azione nel rapporto meteo-clima-uomo e che sembrano coinvolgere complesse reazioni neurormonali.
Più di recente si è proposto con forza il capitolo dei cambiamenti climatici sulla scia del global warming, in atto alla scala globale, con innumerevoli ricerche che hanno  approfondito gli effetti sanitari derivanti da manifestazioni meteorologiche a carattere estremo come le onde di calore, in particolare con studi di mortalità e nel più recente passato con indagini estese anche sulla morbilità.

 

 

Staff

UNITA' DI BIOMETEOROLOGIA E BIOCLIMATOLOGIA MEDICA - MBBU


RESPONSABILI AREE SCIENTIFICHE
Prof.ssa Daniela Mari (Geriatria)
Settore MED/09 - Medicina Interna - Università degli Stuti di Milano
 
Prof. Umberto Solimene (Medicina Termale)

Presidente del Centro di Ricerche in Bioclimatologia Medica, Medicina Termale, Complementare e Scienze del Benessere

COORDINAMENTO TECNICO DELL'UNITA'
Dott. Vincenzo Condemi
Biometeorologia e bioclimatologia medica- Università degli Studi di Milano

 


ESPERTI E COLLABORATORI ESTERNI
Dott. Massimo Gestro

Direttore Sanitario Terme di Lurisia ( Cuneo)

Prof. Emilio Minelli
Medico Specialista, Esperto OMS Complementary Medicine (Milano)

Prof. Col. Sergio Borghi
Direttore dell'Osservatorio Meteorologico Milano Duomo (Milano)

 

 

Fattori di rischio

I fattori di rischio durante le onde di calore sono presi in considerazione tenendo conto di schemi di analisi consolidati. Essi vengono suddivisi in 4 categorie:

  • fattori di rischio principali;
  • fattori ambientali;
  • fattori soggettivi;
  • patologie croniche.

Tali fattori possono agire singolarmente ma con maggiore probabilità in concorso tra di loro (effetto moltiplicativo).

Fattori di rischio principali

  • anzianità con età in genere >a 70 anni;
  • perdita d'autonomia (soggetti infermi o portatori di handicap);
  • termopatie (soggetti incapaci di adattarsi alle temperature estreme);
  • malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson;
  • demenze come il morbo di Alzheimer;
  • psicosi e le schizofrenie;
  • patologie infettive debilitanti e relativa fase di convalescenza;
  • patologie cardiovascolari e le sequele degli incidenti cerebrovascolari;
  • obesità;
  • denutrizione;
  • interazione tra farmaci e deficit di adattamento dell'organismo al calore estremo;
  • abitazione particolarmente inadatta al calore, in particolare gli appartamenti collocati all'ultimo piano;
  • lavori usuranti in ambienti indoor non climatizzati;
  • lavori usuranti in ambienti outdoor;
  • assenza di luoghi freschi o climatizzati facilmente accessibili;
  • basso reddito;
  • scorretta alimentazione.

Fattori ambientali (fattori da considerare singolarmente o in concorso tra di loro)

  • le prime onde di calore stagionali per scarsa capacità dell'organismo ad adattarsi alle temperature elevate;
  • persistenza delle onde di calore senza interruzione per giorni o settimane;
  • prolungata e intensa esposizione al sole con tassi di umidità elevati e scarsa ventilazione;
  • concomitante presenza, durante le onde di calore, di specie inquinanti oltre i limiti di legge segnatamente ozono (O3), biossido di zolfo (SO2) e polveri sottili;
  • residenza in una media o grande città, sufficientemente distante dal mare, in un ambiente fortemente urbanizzato (asfalto e cemento);
  • habitat difficile da rinfrescare (esposizione a sud non protetta, ultimo piano di un immobile, appartamento mansardato, immobile con solo piano terra a tetto piatto, grandi superfici vetrate, cattivo isolamento ecc.);
  • mancanza di verde nelle vicinanze dell'abitazione;
  • assenza di aria condizionata negli ambienti confinati;
  • mancanza d'abitazione;
  • mancanza d'accesso a zone fresche durante la giornata.

 Fattori soggettivi

  • età generalmente > a 70 anni;
  • i neonati e i bambini specialmente con età< ai 4 anni;
  • i soggetti affetti da turbe della memoria, da malattie mentali, turbe del comportamento, difficoltà di comprensione e d'orientamento;
  • soggetti infermi, in fase di convalescenza, portatori di handicap;
  • soggetti sprovvisti di un'adeguata conoscenza del pericolo e delle misure di prevenzione;
  • soggetti che seguono terapie prolungate, che non hanno un'assistenza medica regolare o che usano farmaci interagenti con l'adattamento al calore;
  • soggetti che hanno febbre o soffrono di malattie acute in concomitanza con le ondate di calore;        
  • soggetti con evidenti difficoltà di adattamento al calore moderato e/o estremo, con precedenti difficoltà d'adattamento al calore;
  • alcolisti e tossicodipendenti;
  • soggetti esposti a stress molti intensi;                
  • soggetti emarginati o in situazioni d'esclusione sociale o di precarietà.

 Malattie croniche tra le quali:

  • diabete;
  • aterosclerosi;
  • insufficienza cardiaca;
  • patologia vascolare periferica;
  • morbo di Parkinson;
  • ipertiroidismo;
  • patologie psichiatriche;
  • disturbi dell'alimentazione;
  • anomalie del sistema nervoso autonomo;
  • infezioni;
  • disidratazione;
  • obesità;
  • lesioni cutanee estese;
  • insufficienza respiratoria;
  • insufficienza renale;
  • morbo di Alzheimer e patologie similari;
  • mucoviscidosi;
  • drepanocitosi.

 

Acclimatazione

E’ necessario richiamare qualche distinzione sulla climatopatologia: le sindromi climatopatiche consistono in quel complesso di sintomi che si manifestano negli individui, costituzionalmente predisposti, che si espongono ad un cambiamento troppo veloce da climi di residenza a climi di vacanza o anche per ragioni lavorative. Alcuni esempi sono il passaggio da climi di pianura-collina a climi di media alta montagna oppure da climi freddi a climi caldi e viceversa. Trattasi di individui che non riescono ad acclimatarsi in un brevissimo lasso di tempo alla nuova situazione climatica, accusando un complesso di disturbi a carico di vari organi, sistemi ed apparati dell’organismo umano; a tale sintomatologia si da il nome di Sindrome climatopatica principale. Su un'altro versante, le Sindromi climatopatiche secondarie sono un’espressione di significato clinico derivante dalla lunga esposizione dell’organismo umano a particolari condizioni climatiche o microclimatiche (ambienti indoor ed outdoor) caratterizzate da periodiche condizioni meteorologiche in grado di sollecitare stati di disagio fisiologico o patologico. E’ utile sapere che ogni cambiamento di clima determina una specifica reazione da parte dell’organismo umano, reazione che può offrire benefici anche notevoli, ma che talvolta  può scatenare episodi di insofferenza, sia a livello fisico che psicologico. Diventa importante sapere che, escludendo eventuali reazioni fisiche moleste, anche il fattore psicologico esercita notevoli condizionamenti positivi e negativi sul “fattore umano”. Si dovrà prendere  in considerazione, infatti, nella prescrizione di una cura climatica ritenuta utile per quella determinata sindrome, anche la conoscenza delle singole preferenze del paziente, infatti una terapia marina di spiaggia, se non susssite una controindicazione assoluta, diverrà molto più utile, sotto diversi gli aspetti, per un soggetto che dichiari la propria preferenza per questa tipologia bioclimatica che non ad un altro che preferisce la montagna e viceversa. Quanto scritto nella voce dedicata alla climatoterapia (vedere menù principale) sulle indicazioni e controindicazioni specifiche di ogni tipo di clima per diverse patologie, deve essere interpretato con prudenza, ciò per evitare risvolti psicologici avversi tali da riversarsi anche sul fisico con differenti  “disturbi somatoformi”. 
Bisogna poi tenere presente quanto sia necessario un determinato periodo (di norma almeno una settimana), affinché l’organismo si adatti al nuovo tipo di clima, essenzialmente  nei soggetti sani e ben reattivi, sotto tutti i punti di vista. Per i soggetti che soffrono di scarsa reattività agli stimoli esterni, o peggio, addirittura di immunodeficienza, anche un periodo di 15 giorni sarà ancora scarso per ottenere una sensibile diminuzione della sintomatologia. Altri soggetti potranno accusare invece, una temporanea riacutizzazione dei loro  abituali sintomi, fatto che può far pensare ad una controindicazione specifica.
Questa temporanea riacutizzazione della sintomatologia va sotto il nome di crisi climatica che persiste, di solito, per non più di tre-quattro giorni, per poi esaurirsi spontaneamente, senza l’aiuto di prodotti farmacologici. In alcuni casi eclatanti caratterizzati da reazioni eccessive ed abnormi al complesso climatico si parla di shock climatico.
Ogni cambiamento di clima va pertanto adattato alla personalità del soggetto, tenendo debito conto sia dei suoi specifici disturbi, età, particolare stile di vita, legato in modo determinante al tipo di attività svolta nel suo lavoro quotidiano, agli “hobbies” praticati nel tempo libero, agli interessi sociali, culturali e religiosi, alle varie modalità di comportamento, alle tendenze caratteriali, come ansia, depressione, alle varie età della vita. In conclusione, in altre definizioni, nei soggetti predisposti possono osservarsi due tipologie di reazione ai cambiamenti di clima, le intolleranze climatiche e le saturazioni climatiche (vedere glossario). 

 

Speleobioclimatologia

Un veloce accenno ad alcune tendenze attuali in materia di centri bioclimatici. Si intende introdurre la bioclimatologia ipogea o speleobioclimatologia (anche galleria bioclimatica). Alcuni riferimenti storici ed attuali: si hanno ampi esempi, non solamente sul nostro territorio ma in tutto il mondo, dovuti all’ingegno e alla creatività dei nostri progenitori che dovettero adottare strategie di difesa per difendersi da un lato dai rigori di inverni troppo rigidi e dall’altro dalla radiazione solare estiva troppo intensa, a seconda dell’ubicazione delle costruzioni nei vari climi del globo. Esempi classici si rintracciano nell’Architettura sahariana: le Ksur delle oasi algerine e di altri paesi nordafricani, come pure le Aspira-fresco o torri del vento iraniane. Per l’Italia possono essere menzionati i famosi Sassi di Matera con la loro tipica architettura trogloditica, i Dammusi di Pantelleria, i trulli della Puglia, i Nuraghi in Sardegna e le particolari costruzioni di numerose baite alpine provviste di stufa a legna nel mezzo della stanza, ed ancora le serre limoniere del lago di Garda, tutte costruzioni di solito dovute alla creatività spontanea, ora oggetto di studi accurati relativi al condizionamento bioclimatico  naturale con crescente applicazione di concetti “climate sensitive building” che mirano a tradurre (manipolare) il segnale ambientale che si genera in ambiente outdoor in un segnale indoor favorevole al confort bioclimatico. Negli attuali involucri attivi si studiano in particolare quei meccanismi in grado di indurre efficienti circolazioni nel ricambio d’aria con l’obiettivo di contrastare, sul versante della patologia umana, noiosi episodi flogistici a carico dell’albero respiratorio. Esiste poi la bioclimatologia ipogea, che si interessa delle grotte e delle volte interrate, molto usate dai Greci, Egizi e Romani non solo, come si crede, per seppellire i loro morti, ma anche e soprattutto per mantenere il più a lungo possibile gli alimenti commestibili. Esse presentano un tipo di clima particolare, senza grandi variazioni tra il giorno e la notte e tra l’inverno e l’estate. Molto apprezzate in climi secchi per molti mesi dell’anno, sono invece da evitare nei climi umidi, essendo fonte di riacutizzazione per le malattie croniche di pertinenza reumatologica.
Ciò premesso, per speleoclimatologia si intende, attualmente, l’utilizzo a scopo di cura di microclimi presenti in cavità naturali o artificialmente costruite (grotte, miniere). Con riferimento alle grotte tali ambienti possono essere caldi o freddi con  tassi di umidità che possono essere alti o bassi. Si distinguono due metodiche terapeutiche, a seconda delle caratteristiche del sito: l'antroterapia per le grotte calde con tassi di umidità alti o bassi e la speleoterapia che fa riferimento alle grotte fredde anch'esse caratterizzate da ambienti umidi o secchi. In particolare, l'esempio delle grotte fredde si caratterizza per una temperatura che non induce una risposta diaforetica; il profilo termico è compreso nel range tra 9 e 12 °C per le cavità fredde, tra 25 e 44 °C per le cavità calde (G. Agostini ed al). Considerando gli anfratti freddi ove si sono osservate basse concentrazioni di specie inquinanti (PM10, PM2,5, fine particle), assenza di specie polliniche ma anche altre specie inquinanti di origine naturale e/o antropica ecc., si delinea una condizione microbioclimatica ottimale che trova indicazione assoluta per:

  • le forme asmatiche, allergiche e non;
  • le broncopneumopatie croniche;
  • la dermatite atopica.


Nelle grotte calde traggono vantaggio le seguenti patologie:

  • patologie artroreumatiche (artrosi, fibrositi, ipernuricemiche);
  • neurite;
  • l’ipertensione arteriosa modesta e compensata;
  • xerosi cutanee;
  • pannicolopatie edemato-fibro-sclerotiche.


Studi preliminari effettuati su bambini affetti da asma atopico, separati in due gruppi (studio caso-controllo) di cui uno soggiornava in località prossime agli antri climatici e l’altro collocato in cura in grotta o miniera hanno confermato la validità terapeutica della speleobioclimatologia.


Nota bibliografica 

  • Di Marco I., Climatoterapia della Grotta, 1951, in Messini M.
  • U. Digiesi et al., Modificazione della N-acetil-beta-glusaminidasi in soggetti sottoposti a terapia caldo-umida(grotta), Clin. Term., XXIII:115-126
  • G. Baldini et al., Un nuovo approccio climatico per il bambino asmatico. La speleoterapia: primi risultati. In Atti del Convegno: La broncopneumologia pediatrica negli anni '90, Pisa, 1989.
  • G. Agostini, S. Agostini, F. Dellavalle, Antro e speleoterapia. Introduzione alla climatologia ipogea, Ed. Nistri-Lischi, 2000.

 

 

 

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